L'attenzione verso l'area del "disagio giovanile" si concentra intorno alla dispersione di risorse personali e al depotenziamento della qualità della vita. Si tratta di un vasto ambito di "sofferenza sociale" che in parte si mimetizza con specifici ruoli (studente, lavoratore, casalinga, disoccupato), ma che presenta caratteri propri da fronteggiare con interventi specifici. Questo fenomeno è contrastato a livello comunitario, nell'ambito delI'istruzione e formazione professionale, attraverso politiche di sostegno al raggiungimento di competenze professionali e culturali adeguate, per l'inserimento dei giovani nella realtà lavorativa e nella collettività. Nel Libro bianco della Commissione europea, "Insegnare ad apprendere - verso la società cognitiva" del 1995, sono evidenziati come fattori di coesione comunitaria, lo sviluppo della società dell'informazione, della mondializzazione e dei saperi tecnico-scientifici, a fronte dei quali è necessario progettare interventi formativi idonei e accessibili anche alle fasce più deboli. Nella relazione "Gli obiettivi futuri e concreti dei sistemi di istruzione", redatta dalla Commissione di istruzione nel 2001, sono indicati i principali interessi degli Stati membri. Tra questi, l'accesso all'apprendimento, inteso come capacità dei sistemi di istruzione di "attirare individui con difficoltà di apprendimento o provenienti da minoranze, in modo che siano in grado di integrarsi pienamente nella società". Nel Libro bianco su una politica europea di comunicazione del febbraio 2006, è esplicitato, tra gli obiettivi principali, il miglioramento dell'educazione civica, con particolare attenzione al coinvolgimento delle categorie svantaggiate della popolazione. I destinatari di questi interventi possono essere rintracciati in macro categorie che consentono una maggiore definizione del contesto di provenienza, del profilo culturale e sociale di partenza. Si tratta di adolescenti e giovani in forte difficoltà scolastica, altri in stato di disagio e di inattività ("erratici"), e giovani che lavorano ma mancano di adeguata istruzione e formazione. Queste differenti tipologie di utenza richiedono una diversificazione di servizi, seppur caratterizzati da un comune approccio diretto al riconoscimento delle opportunità di sviluppo dei soggetti a cui sono rivolti. La definizione delle caratteristiche dei destinatari del progetto, di seguito specificata, consente di relazionare gli obiettivi previsti dai documenti comunitari, ad una proposta formativa basata su una didattica attiva per compiti reali, in cui i soggetti coinvolti mettono alla prova il proprio patrimonio di conoscenze, di abilità e di capacità personali, percependosi gradatamente come parte dinamica della società in cui sono coinvolti. In letteratura si indicano come adolescenti in difficoltà quei giovani che non terminano gli studi, che si trovano in una situazione di costante precarietà lavorativa, oppure giovani seguiti dai servizi sociali e coinvolti in reati di microcriminalità, posti in situazione di crisi di identità, oppure connotati da identità debole e labile, che porta ad una situazione di anomia, con caduta di significatività delle relazioni familiari e sociali e difficoltà nel delineare un positivo progetto di vita. L'offerta formativa acquista in questo contesto un nuovo significato: diventa l'opportunità di mettere alla prova il proprio patrimonio di conoscenze, di abilità e di capacità personali, per poterle accrescere o rinforzare, attraverso un percorso basato sulla relazione immediata con gli altri e sulla esplicazione di attività pratiche. Si definiscono ragazzi "erratici" quei giovani che non sono disposti a "consegnarsi" ad una istituzione, ma che mantenendo una linea di demarcazione tra sé e l'istituzione, aprendosi ad esperienze brevi, sottoposte a continua verifica di "benessere" e di "utilità", ma conservando aperta un'uscita di sicurezza (strategia multipla). Il comportamento di questi giovani nei confronti delle istituzioni formative e sociali è caratterizzato infatti da una condotta "erratica", che si manifesta attraverso molteplici comportamenti: diffusione della demotivazione scolastica e formativa, intensità dei passaggi tra diverse condizioni, abbandoni e ritiri scolastici, abbandoni e modifiche dei percorsi di apprendistato e di lavoro, stazionamento in condizioni di "non ruolo" o di rinvio delle scelte, stato di adolescenza "prolungata". Ciò provoca una particolare crisi negli operatori dell'istruzione/socializzazione che devono confrontarsi non con una condizione difficile vera e propria, ma con una indisponibilità a partecipare alla relazione educativa. Per questi ragazzi occorre una proposta stimolante, che parta dai loro interessi e sia basata su compiti concreti, su acquisizioni utili e socialmente valide. I giovani che lavorano ma mancano di adeguata istruzione e formazione, si trovano in situazioni di instabilità dovuta ai radicali cambiamenti del mondo del lavoro e delle sue relazioni, ma anche alla personale incapacità di fronteggiare le difficoltà quotidiane. Un aspetto fondamentale risulta essere la gestione del tempo di lavoro, non più scandito dai tempi istituzionali della scuola, ma articolato in processi di lavoro, che spesso lasciano spazio ad una gestione più autonoma. La riflessione sulla dimensione temporale richiama la teoria di Piaget per cui "il tempo dell'azione e il tempo della coscienza si pongono quindi in un rapporto dialettico di reciproca, continua interazione." Il ruolo del tempo nella costruzione dell'identità è duplice in quanto regolamenta l'interiorizzazione della realtà ed esplicita l'identità personale attraverso la gestione del tempo stesso. Il supporto didattico e pedagogico destinato alla categoria dei giovani occupati instabilmente, oltre al conseguimento delle competenze professionali, deve quindi mirare al raggiungimento di competenze trasversali. Gli interventi previsti nel progetto rappresentano un insieme integrato e coerente di spazi di accoglienza e accompagnamento, di esperienze formative, di strumenti di intervento volti a favorire la crescita formativa di adolescenti e giovani a rischio, che non hanno potuto usufruire di una "prima opportunità" adeguata e corrispondente alle proprie necessità ed alla propria vocazione. L'intervento si concretizza in tre momenti educativi: - Accoglienza e orientamento in ingresso - Laboratorio Formativo - Gestione dello stage Le fasi menzionate si realizzano mediante la cura della rete territoriale primaria e secondaria. La metodologia adottata corrisponde ad un dispositivo di intervento personalizzato e flessibile in grado di progettare percorsi formativi individualizzati, differenziando gli obiettivi, i metodi e le tecniche formative ed educative, per ciascun stile di apprendimento. Le condizioni chiave per realizzare questo intervento all'interno dei centri di formazione del Cnos-Fap, sono l'appartenenza ad un forte sistema di valori in senso educativo-formativo, la presenza di tutor formativi motivati e preparati disposti a vivere una sfida professionale impegnativa, una struttura operativa in grado di interagire con gli attori del contesto territoriale in una logica di rete di supporto.